Aspetti naturalistici del Salento

Aspetti Naturalistici del Salento nel periodo 1700-1800 e fondali di torre pali oggi


Il Salento, estremo lembo meridionale d’Italia, bagnato da 2 lati dal mare aveva una superficie interna piatta sprovvista di alture e totalmente priva di corsi d’acqua.
I terreni di natura carsica erano caratterizzati da fiumi sotterranei che difficilmente toccavano la superficie.
Le coste, inoltre, proprio per tali connotazioni geografiche e molte zone dell’area meridionale come Torre Pali erano quasi sempre impantanate in virtu’ della presenza di coste basse entro le quali il mare creava dei veri e prorpi acquitrini ricchi di insetti molto spesso causa di numerose malattie (malaria).

Le precipitazioni non aiutavano di certo l’ambiente circostante, divise come erano in due momenti principali dell’anno solare. Per i 3/4 in inverno e solo per 1/4 in estate.
Da segnalare il fatto che nessuna opera di bonifica fu’ effettuata nelle zone per tutto i 1800 se non da iniziative di privati.

Parlando di coltivazioni, prevalenti erano nella zona la presenza di olivi e viti.Intorno al 1870 nella zona di Gallipoli risultavano coltivati 133454 ettari di terreno.
Gli olivi in particolare creavano spesso boschi selvatici con oli di bassa qualita’ per lo piu’ utilizzati dalle popolazioni locali ai fini di riscaldamento come legna da ardere.
Dal punto di vista del mare e delle coste nel tratto tra torre pali e torre Mozza esistono numerosissime secche e fondali di bassa altezza che se da un lato minacciano i navigatori, dall’altro sono la gioia di sub e appassionati dei fondali. La spiaggia di torre pali è prevalentemente sabbiosa ma spingendosi verso lido marini puoi incontrare anche zone rocciose di bassa altezza e un isolotto alle cui spalle puoi ammirare tantissimi tipi di pesci e razze marine tra cupi potrete ammirare cernie, polpi, razze, cefali e tante bellissimi coralli.

IL TERRITORIO
Il territorio leccese, confinante a nord-ovest con le Province di Brindisie di Taranto, si protende verso sud-est come un vascello che sia per essere varato in mare; anzi, in due mari: lo Ionio, ad ovest, e l’Adriatico, ad est, le cui acque si incontrano e si fondono davanti alla prua di questa nave rappresentata dal Capo di Santa Maria di Léuca, estrema punta del « Tallone d’Italia ».
Oltre che con questo nome, indicante la parte orientale dello Stivale italiano, la Provincia di Lecce viene designata con il nome di Penisola Salentina o Salento, che deriva dall’antico popolo dei Salentini.
Salentini, infatti, pur abitando il solo territorio circostante il Golfo di Taranto, facevano parte della più grande popolazione dei Messápi, che erano diffusi in tutta l’attuale provincia leccese e che, come dimostrano i resti di antichi monumenti rimasti nel territorio, raggiunsero un notevole grado di civiltà prima della conquista romana.

Dal tempo degli Angioini, inoltre, il Leccese fu chiamato col nome di « Terra d’Otranto ».

Come si può osservare dalla cartina, il territorio della Provincia di Lecce, è quasi interamente pianeggiante, solo qua e là ondulato dalle modeste groppe delle Murge Salentine, varianti dai cinquanta ai duecento metri d’altitudine. La natura del suolo è in prevalenza cársica, il che significa, come si è già detto altrove, che le acque sorgive e piovane anziché affluire verso il mare, s’infiltrano nel sottosuolo attraverso inghiottitoi chiamati « vore », « puli » o « grave ».

La roccia affiora di frequente allo scoperto fra gli strati di terra che costituiscono il terreno coltivabile. Si tratta di sottili strati di terra magra e
rossastra, cosparsa di pietre e di sterpi e, per di piú, resa sitibonda da lunghissimi periodi di siccità.

Eppure, questa terra è generosa di frutti e si ammanta di colture rigogliose sotto la tenace ed amorosa fatica dell’uomo.

In talune zone, poi, come a nord di Otranto, nei dintorni dei due suggestivi bacini dei Laghi Alímini (Alímini Grande Alímini Piccolo), le bonifiche hanno trasformato vaste lande, un tempo paludose e desolate dalla malaria, in scacchiere di campi verdeggianti di piantagioni, costellati di bianche casette coloniche e intersecate da canali e da strade.

Le coste. Al paesaggio dell’interno, piuttosto monotono nonostante la ricchezza delle coltivazioni, fa contrasto per vivacità di forme e varietà di aspetti, il paesaggio delle coste.

I due litorali salentini, sia quello sul Golfo di Taranto (Ionio), sia quello sul Canale d’Otranto (Adriatico), sono, infatti, fra i piú attraenti della Puglia.

Specialmente nella parte terminale del « Tallone », fra Gallipoli, il Capo di Santa Maria di Léuca e Otranto, le coste si orlano di scogliere e di rocce che dirupano alte sul mare, incorniciando dolci insenature e porti pittoreschi.

Tutto il litorale orientale fra Santa Cesarea Terme e il Capo di Santa Maria di Léuca, poi, è perforato di grotte marine, alcune delle quali (come laGrotta Zinzulusa e la Grotta Romanelli ) sono famose per la loro bellezza e per le testimonianze di vita preistorica che vi sono state ritrovate.

In altri punti, come lungo l’incantevole Riviera Neretina, subito a nord di Gallipoli, si susseguono spiagge deliziose, lussureggianti pinete, animate da località balneari in continuo sviluppo.

La grande ricchezza del Salento – scrive Giovanni Russo – sono le coste, un paesaggio che credevamo impossibile trovare ancora in Italia, con bellezze che superano quelle della costiera amalfitana, ai tempi in cui era ancora intatta.

Da San Cataldo a Torre dell’Orso, a Santo Stefano, a Otranto, a Castro, a Santa Maria di Léuca, fino a Gallipoli è tutto un susseguirsi di rocce bianche, di spiagge dalla sabbia purissima, di grotte meravigliose.

È un tesoro che ha per sfondo una campagna fitta di olivi, con paesi che hanno conservato l’atmosfera genuina della civiltà agricola ».

Ed è un tesoro che i paesi del Salento devono difendere ad ogni costo.