Pescare in Salento – torre Pali

 

Il salento è molto ricco di pesci delle specie piu’ varie .
Questa sezione è dedicata alla pesca della specie piu’ comune:il cefalo che potete trovare nella zona del basso salento.Ovviamente modificando le esche ed attrezzandosi con esche quali verme coreano, bugattini.. ecc è possibile variare di molto il pescato.

Essendo molto diffusi i bacini di bonifica ricchi di pesci è utile seguire le nostre indicazioni, frutto di molti anni di esperienza, prima di partire per le vacanze nelle nostre marine. Nei bacini di bonifica è possibile pescare gratuitamente.

Attrezzatura per la pesca dalle coste rocciose e nei bacini

Per la pesca dalle coste rocciose basse, utilizzeremo un’attrezzatura un po’ diversa: le canne da punta utilizzabili si riducono a quelle dai 6 agli 8 mt., mentre è utilissima una bolognese sui 4/5 mt., sempre ad azione spiccatamente di punta, abbinata ad un mulinello bilanciato, con una buona frizione micrometrica capace di tenere testa anche a prede importanti. Esso sarà caricato in bobina con un buon monofilo super dello Ø 0.20. Alla fine della lenza madre monteremo una girella con moschettone brunita della misura più piccola che riusciamo a trovare (ad. es. del n. 18/20), a cui verrà legato il finale. Oltre ai galleggianti già visti, in questo ambiente possono tornare utili anche modelli in sughero a palla o a pera, anche da 10/15 gr. e alcuni modelli piombati utili per la pesca a galla. Gli ami da utilizzare rimangono gli stessi della pesca in porto, limitatamente alle misure dal n. 12 al n. 8 perché, utilizzando misure più piccole significherebbe portare su tanta di quella minutaglia da toglierci la voglia di pescare! Anche dalle coste rocciose torna utile un guadino ed una fionda da bigattini che può facilitare l’azione di brumeggio.
Le Esche

Il Cefalo si nutre principalmente di alghe, piccoli vermi e crostacei che mangia brucando sul fondo roccioso o sabbioso. Nelle acque portuali invece, mangia di tutto: pesci morti, pane, materiale organico in decomposizione che, dispiace dirlo, fa assumere alle sue carni un sapore disgustoso rendendole non commestibili. I pescasportivi insidiano il cefalo principalmente con due esche: la pasta di pane più o meno aromatizzata e con la polpa di sarda. In alcune regioni vengono impiegate con successo (almeno così dicono), altre esche come la tremolina e l’arenicola e, udite udite, la polpa del mitilo (comunemente conosciuta col nome di cozza). Devo dire che dalle nostre parti (la Puglia), tutti i tentativi fatti con la tremolina ci hanno fatto prendere di tutto tranne che i cefali e noi con le cozze tentiamo specie ben più blasonate (leggi sarago e orata). Innescare con la polpa di sarda può essere consigliabile a fine estate e in autunno, quando l’alta temperatura dell’acqua diffonde meglio gli oli odorosi della sarda che attraggono in maniera irresistibile il cefalo. Di contro, la sua scarsa consistenza la rendono poco adatta con mare molto mosso o con branchi di minutaglia che ripulirebbero gli ami prima che sia raggiunta la profondità di pesca. È anche da consigliare nella pesca a galla, dato che con la sua leggerezza e odorosità lavora meglio anche del fiocchetto di pane. Per pescare con la polpa di sarda, dobbiamo procurarci delle sarde non molto piccole, freschissime. Per utilizzarla, dobbiamo sfilettare le sarde con un coltello bel affilato, in modo da ricavare due filetti di polpa, eliminando la parte rossa del ventre; poi incideremo nel senso della lunghezza il filetto e poi con tagli verticali, ricaveremo tanti cubetti di polpa di sarda per l’innesco degli ami. Ricordiamo di regolare la grandezza dei cubetti in modo che siano adeguati alla misura dell’amo scelto (di solito tra il 12 e il 18) cercando, nell’innesco, di non stringere troppo la polpa tra le dita per non schiacciarla e renderla meno consistente. Con gli scarti dell’operazione (testa, lisca, interiora), conviene pasturare, sminuzzando il tutto e buttandolo in acqua da solo oppure con del pane ammollato. La pasta di pane è invece l’esca ideale per il cefalo: può essere confezionata con poche lire, può avere diversa consistenza a seconda delle necessità e, vantaggio non indifferente, ha uno spiccato potere attirante che a volte ci evita anche di dover pasturare. Inoltre, può essere aromatizzata a piacere con diversi componenti aggiuntivi come il formaggio, la pasta di acciughe oppure sfarinati vari. Conviene preparla al momento, con pane da tramezzini, pancarré oppure con panini all’olio privati della scorza. Poi si immerge il pane in acqua di mare per qualche secondo e si strizza, prima con le mani e poi stringendo il pane con uno strofinaccio. In questa fase bisogna fare attenzione a non stringere eccessivamente perchè se il pane è troppo asciutto, avremo una pasta troppo consistente e quando sarà in acqua non formerà una nuvola bianca odorosa che così tanto piace al cefalo. Se, al contrario, striggiamo poco, avremo una pasta troppo morbida che non terrà a sufficienza sull’amo e i cefali la mangeranno senza che il galleggiante sia sia mosso di un millimetro. La consistenza giusta della pasta stà nel mezzo: non troppo morbida, non troppo dura. Và da sé che con acque particolarmente mosse è meglio avere una pasta leggermente più dura, in modo da resistere meglio sull’amo. Conviene cominciare a pescare con la pasta semplice e aromatizzarla in un secondo tempo, se i cefali non si fanno sentire. Impiegando la pasta, possiamo utilizzare piccole palline della stessa anche come pastura per attirare i pesci a tiro di canna, lasciando ai residui dell’innesco e alla nuvola lasciata dalla pasta il compito di mantenerli radunati davanti a noi. Eviteremo così di attirare troppa minutaglia con pasturazioni eccessive che complicano sempre la vita del pescatore di cefali.